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        Tokyo Crush: un omaggio in forma di time-lapse

        Nel 2013 e 2014 ho vissuto a Tokyo, una città meravigliosa che ha fatto da cornice a una delle esperienze più incredibili della mia vita.

        Ho cominciato a vivere insieme alla mia fidanzata in un appartamento di 21mq (molto funzionali) nel quartiere di Shinjuku. Un bel test di coppia per me e Alice!

        Nonostante fossi certo di essere poco avvezzo alle lingue straniere ho scoperto di non essere poi così inetto: ho imparato da zero il giapponese, lingua che parlavo ovviamente con la popolazione, ma spesso anche con tanti nuovi amici asiatici. Inoltre ho potuto allenare moltissimo l’inglese che, come potete immaginare, è la lingua corrente usata fra tutti gli stranieri di origine occidentale.

        Però non voglio dilungarmi sulla mia vita a Tokyo, preferisco arrivare al nocciolo della questione: quando abbiamo deciso di tornare in Italia mi sono chiesto come avrei potuto omaggiare una città che abbiamo vissuto e amato così tanto?

        Un album con le tante fotografie scattate in quel periodo mi sembrava noioso. Dopo qualche giorno, l’illuminazione: avrei fatto un time-lapse!

        Nel 2014 questa tecnica ha avuto un discreto successo, ma io ero più interessato a raccontare una storia intima e personale, e questo metodo mi sembrava l’unico davvero adatto a rendere l’idea di come ci si possa sentire, e di come possa crescere una storia d’amore immersi in questo ambiente. Per questo motivo ho deciso di partire con noi due separati, negli stessi luoghi ma in direzioni diverse, fino alla sovrapposizione in mezzo ai pendolari della stazione di Shinjuku, per poi finire con un accenno di contatto solo nell’ultimo fotogramma dell’ultima clip.

        A chiunque voglia realizzare un time-lapse, un cortometraggio o un qualsiasi progetto che preveda riprese in esterni senza possibilità di controllare l’ambiente circostante posso dare un solo consiglio: PIANIFICARE.

        Questo progetto per me è stato quello dove sono andato meno “a braccio” della mia carriera. La città è enorme, e senza idee chiare e adeguata organizzazione sarebbe quasi impossibile assemblare una storia. La mia organizzazione ha seguito una serie di passi precisa:

        • Scelta della musica, e studio di ogni battuta della canzone. Ho letteralmente sezionato la traccia di Dexter Britain (ottimo compositore di brani royalty free) segnando su un file excel i timecode di ogni battuta in cui poter fare il cambio clip in montaggio. In questo modo mi sono fatto una chiara idea di quante foto avrei dovuto fare per ogni inquadratura, in modo da avere abbastanza spazio di manovra in fase di montaggio.
        • Studio approfondito della storia da raccontare, delle zone adatte per le riprese e degli orari e giorni ottimali. Come potrete immaginare non ho raccolto tutto il materiale in un giorno soltanto. Mi ci sono voluti 5 giorni, nei quali mi spostavo da un posto all’altro per avere l’illuminazione contestuale (mattutina, pomeridiana o serale) al punto della storia in cui avrei inserito la clip. La clip che forse spiega meglio questa parte di pianificazione è quella in cui inizia il tramonto sulla via principale di Ginza. In quel periodo la domenica fino alle 18:30 quel viale veniva reso pedonale per agevolare lo shopping nelle tante boutique, un’occasione perfetta per aver una bella inquadratura in campo aperto:

        • Una volta pianificato tutto si parte con la parte succosa: le riprese. Ho usato la mia fidata 5D markII con un telecomando temporizzatore. È molto semplice: basta impostare la camera totalmente manuale (anche la messa a fuoco!) e far partire il comando di scatto. Per inquadrature strette e con focali lunghe si può variare da 1 a 3 secondi fra ogni scatto, in base a quanto movimento c’è nella scena, invece per inquadrature larghe e con soggetti non troppo veloci un intervallo di 5 secondi può andare bene, infine per inquadrature larghe senza presenza umana anche un intervallo di 10 secondi può dare una bella fluidità alle nuvole. Ricordate che il numero di scatti sarà letteralmente il numero di fotogrammi della clip. Se si ha intenzione di creare un filmato a 25fps saranno quindi necessarie 125 foto per 5 secondi.
        • Ho scelto di usare la tecnica time-lapse perché così facendo sarebbe stato possibile rendere in pieno la tipica frenesia di una città come Tokyo, ma anche perché così facendo avrei potuto creare un video partendo da foto in RAW, con tutti i vantaggi che comporta questa scelta in materia di qualità dell’immagine. Però oltre a questo mi ha obbligato a pensare molto attentamente alla ricerca delle giuste inquadrature. Una delle prime riprese mi ha divertito molto, perché è partita dal tetto del palazzo in cui vivevo. Non so per quale motivo, ma sono raggiungibili da una scala di servizio, e non vengono quasi mai messe barriere di sicurezza! Avendo molta voglia di fare riprese dall’alto, ma non altrettanta voglia di morire, appena arrivato a circa 3 metri dal bordo del tetto mi sono sdraiato e ho continuato il percorso con il famoso “passo del giaguaro”. Non soffro di vertigini, ma essere sopra al tredicesimo piano senza barriere protettive fa una certa impressione, però si tirano fuori belle inquadrature!

        • Una volta finito di creare il materiale si passa davanti al computer. Il mio workflow era abbastanza semplice: il primo passo è post-produzione delle foto in Adobe Lightroom. Impostando la camera totalmente in manuale basta post-produrre la prima foto della clip con attenzione, e successivamente copia-incollare le impostazioni sulle successive. Ricordatevi di ritagliare sempre le foto in 16:9, a differenza dei 3:2 nativi della camera! L’esportazione in jpg era con un ridimensionamento a 1920×1080 pixel, in modo che fosse già tutto ottimizzato per creare clip in fullHD. Per la creazione delle clip ho usato Timelapse Assembler, un’app gratuita e leggerissima che una volta inserita una cartella di foto esporta un filmato nel formato preferito.
        • Quando tutte le clip sono state esportate è il momento di montare il video. Quando si pianifica attentamente il progetto questa parte del lavoro risulta essere la più semplice e lineare!

         

        Quello che mi ha divertito di più una volta finito il montaggio è stato rendermi conto che oltre a Tokyo, alle migliaia di persone che sono apparse in questo video, oltre alla storia d’amore che ho cercato di raccontare, ci sono stati altri protagonisti: i treni! Ebbene sì, quando si vive a Tokyo diventano parte integrante della vita quotidiana, e inconsciamente mi sono reso conto di averli inseriti molto spesso.

        Spero che il video vi sia piaciuto, e che il racconto di come l’ho realizzato possa esservi utile. Se avete domande, consigli o semplicemente voglia di parlare di questa tecnica non esitate a commentare!

        PREV. ITEM NEXT ITEM
        BY:
        Matteo Ziglioli
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        14 Marzo 2019

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